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stile e identità

Tue Jan 30, 2007, 2:03 AM
Mi ha sempre affascinato, fin da quando ero un giovane studente universitario in storia dell’arte, il fatto che l’opera potesse esser letta con una duplice chiave di lettura e un duplice punto di vista; da quale lato deve essere compresa, dal punto di vista dello stile (Rinascimentale, Barocco, Neoclassico ecc), oppure da quello della personalità o identità che la ha creata (Leonardo da Vinci, Caravaggio etc.)? Definiamo innanzi tutto il concetto di stile e quello di identità. Per stile si intende quell’insieme dei tratti formali che accomunano e distinguono un gruppo esteso di opere per criteri storicistici, vale a dire per l’essere situate in una stessa epoca, nazione o territorio. Parlando di identità, invece, si intende il concetto opposto a quello di stile, significa far emergere il lavoro del singolo da quella coerenza formale riscontrabile in una ben delineata tradizione; inoltre il porre attenzione all’identità comporta in particolar modo un approccio di tipo psicologico.
Procediamo con ordine, e vediamo in estrema sintesi alcuni aspetti relativi a questi due concetti antitetici eppure imprescindibili l’uno dall’altro.
Giorgio Vasari nelle sue autobiografie di artisti (1550-1568) articola subito una storia dell’arte quale storia degli stili, esaltando inoltre la personalità dell’artista-genio quasi a sacralizzarlo (si veda Michelangelo). Anche in seguito, la storia dell’arte oscillerà costantemente tra l’analisi dello stile e la ricerca di una precipua identità da accostare all’immagine quale motivo esplicativo di quel modo, o “maniera”, di “fare” arte. Lo storico dell’arte considera l’opera, di volta in volta, come soluzione di un problema dato (di tecnica, di resa spaziale, di contenuto, di contesto storico) per poi, inevitabilmente, inserirla in una serie assimilabile ad una tendenza, classificandola infine in uno stile, che potrà essere quello rinascimentale o d’avanguardia, dell’astrazione o della tradizione classica e così via. Se invece spostiamo il punto di vista, e passiamo dalla parte dell’artista, noteremo come, in particolar modo a partire dalla seconda metà del XIX secolo in poi, ogni suo sforzo miri verso l’affermazione dell’identità, che esso considera come espressione originale della propria opera. Kandinsky scrisse, nello “Spirituale nell’arte” (1909), che l’opera scaturisce da una “necessità interiore”, da un fuoco che brucia dentro ogni artista e che è in qualche modo il garante dell’autenticità del “prodotto” arte, che si vuol distante e ‘originale’ rispetto ad una società indirizzata verso un forte processo di massificazione.
Come ogni studio teso alla comprensione e interpretazione dell’oggetto preso in esame, anche l’opera d’arte si inserisce in una serie stilistica o manifesta una identità a seconda dell’interrogazione che le viene rivolta. Nella nostra epoca il concetto di stile è stato messo in crisi dagli stessi artisti e critici d’arte (come parlare di stile nell’arte happening, dove a mancare è lo stesso oggetto di analisi?); così come il concetto di identità appare oggi legato ad un “culto della personalità” oramai demistificato dalla critica odierna e utile soltanto ai noti meccanismi di mercato (sapere che il tal dipinto o scultura è attribuibile a tale o tal altro artista influisce in maniera determinate sul valore di mercato dell’opera).
Il mio interesse verso la duplicità della lettura di un’opera d’arte, nel tempo, è andato mitigandosi, in particolar modo dopo aver avuto qualche diretta esperienza all’interno di ambiti artistici contemporanei. Se prendiamo in considerazione il fatto che l’opera d’arte è un artefatto culturale – è la disciplina antropologica ad insegnarcelo – che il senso viene dall’uso, la questione dell’origine (identità) o della tipologia (stile) viene messa da parte a favore del suo ruolo primario. Mi spiego meglio. Pensiamo alle società tribali, dove gli oggetti vengono investiti di una virtù ancor prima di una estetica, l’opera d’arte assume in tal modo un riconoscimento prima di tutto in base alla propria funzione. Basta entrare in un museo di arte contemporanea, o aver visitato le ultime biennali di Venezia, per accorgersi quanto l’opera d’arte oggi assuma sempre in maniera maggiore il proprio valore dal pubblico. Perché l’opera non chiede più di essere compresa e interpretata, non costringe a scoprire ipotetiche personalità attraverso un determinato stile, ma si fa percorrere, fino a giocarci per farsene compenetrare e trasformare: il pubblico spaesato e intimidito lasciamolo ai musei.

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  • Current Residence: Florence, Italy
  • Favourite movie: Le Iene, pulp fiction, Il mestiere delle armi, Henry a pezzi, Ultimo tango a Parigi, Senso...
  • Favourite band or musician: Ben Harper, Rage against the M., Chemical B., brahms...
  • Favourite genre of music: all
  • Favourite artist: Cezanne, Tim Roth, Alberto Burri, Unknow Roy...
  • Favourite poet or writer: Bukowsky, Federigo Tozzi.
  • Favourite photographer: R. Gibson, Bresson, Roky Pezzotta.

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Comments


:iconconh:
Super belated thanks :ahoy:

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Obladi Oblada life goes on
This too shall pass
:iconpiike:
thank you for the :+fav: :giggle:

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i like the peace in the backseat...
:icontimidemodele:
thank you for the :+fav: :D

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scream my name,
jamais à louer vais,
szeress örökre.
:icongoccia:
grazie!
:bow:
Laura


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a picture is a fragment of reality stolen from the eternal glide of time
:iconluceinfuocata:
XD scusa chi ti ricordo?
:iconjasamijesamoblak:
thanks for the fav. :)

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so the neighbours can dance in the police disco lights-
:iconbezdomnji:
Certo che reputo valide le tue foto, sono certo di avertelo già detto, tempo fa. Magari le due da votare non sono le mie preferite, ma meritano i voti per delega delle altre. In bocca al lupo.

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In girum imus nocte et consumimur igni
:icondfruty23:
grazie di cuore bez!!

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La rappresentazione non è sempre arte;
ma non è per questo meno misteriosa.
(Ernst Gombrich)

:weed:
:icontittiti:
bella gallery
;)

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.:.:: non so chi colpire perciò non posso agire ::.:.

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